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AMBIENTE E SVILUPPO SOSTENIBILE

 

"La nostra società si trova ad affrontare due sfide fondamentali: reperire ed assicurare le risorse energetiche per sostenere la crescita e lo sviluppo economico dei Paesi sviluppati e, ancor più, di quelli in via di sviluppo; mitigare i processi di cambiamento climatico in atto garantendo la protezione dell’ambiente. Trovare un equilibrio fra queste esigenze ci obbliga a realizzare una vera e propria transizione verso un sistema energetico ed uno sviluppo più sostenibile: il prezzo del fallimento potrebbe essere catastrofico. La tecnologia ci offre gli strumenti per realizzare questa transizione; occorre la disponibilità a cambiare comportamenti e a mettere in atto politiche adeguate. La decisione dell’Unione Europea del 9 marzo 2007 è un passo di grande importanza in questa direzione." (RAPPORTO ENERGIA AMBIENTE 2006 - ENEA)

 

 

L'Opinione di Franco Battaglia
Docente di Chimica Ambientale
Università di Modena

 

LE 6 ANOMALIE DEL SISTEMA DI PRODUZIONE ELETTRICA ITALIANO E LE 6 SCELTE CORAGGIOSE

 

Esiste un mix razionale nella produzione di energia elettrica ? La risposta è sì, bisogna fare esattamente il contrario di ciò che si fa in Italia il cui sistema di produzione d’energia elettrica è affetto da una mezza dozzina di gravi anomalie che vanno corrette con alcune azioni coraggiose.

Prima anomalia: (bruciamo troppo petrolio). Siamo l’unico Paese al mondo che brucia così tanto petrolio per produrre energia elettrica: il petrolio è una sostanza preziosa e va riservata per la petrolchimica. Dobbiamo avere il coraggio di convertire a carbone gli impianti che producono energia elettrica bruciando olio combustibile.

Seconda anomalia: (bruciamo troppo gas). Siamo l’unico Paese al mondo che brucia così tanto gas per produrre energia elettrica: il gas è prezioso e costoso e andrebbe riservato per il settore autotrasporti. Produciamo energia elettrica per oltre il 50% bruciando gas, mentre USA e UK lo fanno al 20% (e si avviano a ridurre questa quota), la D lo fa al 10%, la F al 5%. Dobbiamo avere il coraggio di ridurre la dipendenza dal gas e usare più carbone. Dobbiamo avere il coraggio, quindi, di dire NO ai rigassificatori. Essi sono inopportuni perché vorrebbero facilitare l’uso del gas mentre dovremmo ridurre la dipendenza da esso. I rigassificatori sono, inoltre, inutili, costosi e pericolosi. Alla fin fine, in tutto il mondo ce ne sono 50 e in tutti gli USA solo 4: ci sarà pure una ragione.

Terza anomalia: (abbiamo abbandonato il nucleare). Siamo l’unico paese al mondo che ha scelto di abbandonare il nucleare. La nostra produzione da nucleare è zero, mentre il nucleare, con oltre il 30%, è la prima fonte di energia elettrica in Europa. Dobbiamo avere il coraggio di correggere quella sciagurata scelta.

Quarta anomalia: (non abbiamo rinunciato al nucleare). Avendo abbandonato il nucleare, non vi abbiamo rinunciato: siamo l’unico Paese al mondo che importa ogni anno 50 miliardi di kWh elettronucleare, per i quali paghiamo alla Francia, ogni anno e da anni, più del costo di un reattore nucleare (in pratica, un quarto del parco elettronucleare francese l’abbiamo pagato noi con le nostre tasse). Dobbiamo avere il coraggio di riconsiderare la produzione elettronucleare in casa.

Quinta anomalia: (pretenderemmo di risparmiare energia). Siamo l’unico Paese al mondo che importa così tanta energia elettrica: 50 miliardi di kWh elettrici l’anno. Il bilancio import/export di energia elettrica per altri Paesi, in miliardi di kWh annui, è: circa -1 per UK ed E, circa +10 per D e circa +60 per F. Coi nostri -50 siamo un Paese affamato d’energia. Per tutta risposta, ci viene detto che dobbiamo risparmiarla. Come dire a bambini affamati di mangiare di meno. Il risparmio energetico non può aver alcun posto in alcuna politica energetica. Esso è inutile: perché risparmiare energia? Per risparmiarne le fonti? Ma non ha alcun senso risparmiare una fonte finita: farebbe risparmiare pochissimo denaro e pochissimo tempo. Per risparmiare denaro? Certo, ma allora bisogna produrre energia con le modalità più economiche (idroelettrico, nucleare, e carbone) e non con le più dispendiose (eolico e fotovoltaico). Dobbiamo avere il coraggio di dire NO al risparmio energetico, anche se invocarlo è diventato politicamente corretto.

Sesta anomalia: (incentiviamo eolico e fotovoltaico). Avendo fame (d’energia) e con la dispensa vuota, stiamo pretendendo di rifornire quella vuota dispensa con scatolette di caviale e bottiglie di champagne d’annata. Volessimo soddisfare il Protocollo di Kyoto, dei 40 GWe che il Paese assorbe, 13 GWe dovrebbero essere prodotti senza emettere CO2. Lo facessimo col nucleare, avremmo bisogno di 9 reattori nucleari (tanti quanti ne ha la Spagna) e impegnare meno di 40 miliardi di euri. Volessimo farlo con l’eolico, dovremmo installare 80.000 (80.000!) turbine eoliche e impegnare oltre 80 miliardi e volessimo farlo col FV dovremmo impegnare oltre 800 miliardi. Questo il danno. La beffa è che dopo aver impegnato una cifra compresa fra 80 e 800 miliardi (a seconda del mix eolico/FV scelto) saremmo lo stesso obbligati a installare quei reattori nucleari per quando il vento non soffia o il sole non brilla. Cosa fanno, allora, gli impianti eolici e FV? Fanno solo risparmiare il carburante che si è evitato di bruciare quando il vento soffia e il sole brilla. Quanto? I 400 GW-anno di energia elettrica che quegli impianti produrrebbero in 30 anni verrebbero prodotti da 20 miliardi di euri di combustibile nucleare; spendere subito una cifra compresa fra 80 e 800 miliardi a seconda del mix eolico/FV) per risparmiare in 30 anni 20 miliardi: ecco cosa è l’energia dal vento e dal sole. Ci dicono che queste tecnologie creano posti di lavoro. Ma non è la produzione d’energia bensì il consumo d’energia ciò che crea posti di lavoro e ricchezza! Dobbiamo quindi avere il coraggio di dire NO alle tecnologie eolica e FV per la produzione di energia elettrica, a costo di non essere politicamente corretti.

Qual è allora il mix razionale di produzione di energia elettrica? Bisogna innanzitutto abbandonare ogni velleità su eolico e FV e sfruttare l’idroelettrico al massimo delle sue potenzialità. Quindi, osservando che il costo degli impianti tradizionali segue l’ordine nucleare > carbone > gas e che il costo del combustibile segue l’ordine inverso, il mix razionale dovrebbe essere:

1. Quanto alla domanda di base, l'energia elettrica che il Paese chiede sempre e in ogni istante, essa dovrebbe essere soddisfatta dal nucleare: ha impianti più costosi, che lavorano meglio in continuo, accorciandone i tempi di ammortamento e il combustibile nucleare è il più economico.

2. Quanto alla domanda superiore a quella di base, ma sempre nella norma, essa dovrebbe essere soddisfatta dal carbone: gli impianti a carbone costano la metà di quelli nucleari, e il carbone è ancora abbastanza economico ed abbondante. Inoltre, si trasporta meglio del gas per navi, che non devono essere cisterne frigorifere né hanno bisogno di impianti di rigassificazione.

3. Quanto alla domanda nei momenti di picco ed eccezionali, essa potrebbe essere soddisfatta dal gas, i cui impianti, relativamente economici (costano la metà di quelli a carbone), ben si prestano a fungere da riserva “calda”, cioè pronti a partire quando il Paese richiede eccezionali potenze, che potrebbero essere colmate dal costoso gas.

Non dovrebbe essere difficile.

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